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Ansia da rientro, come combatterla con un bicchiere d’acqua

Sindrome da rientro, una ricerca dimostra che uno stato di cattiva idratazione causa maggiori problemi legati all’ansia e più nelle donne che negli uomini

MILANO – Da dove derivano ansia e stress? Sicuramente l’aspetto emotivo – come quello di dover lasciare il relax delle vacanze – amplifica una situazione che molti studi hanno definito come clinica.

Ricerche approfondite, infatti, hanno appurato che quando i neuroni del cervello rilevano uno stato di disidratazione dell’organismo segnalano a quelle parti del cervello che regolano l’umore questa carenza. Tramite questo processo si verificano alterazioni dell’organismo tali da causare nell’individuo ansia, stress, tensione.

La ricerca

Lo Human Performance Laboratory dell’Università del Connecticut ha effettuato alcuni test specifici su gruppi di giovani donne e uomini per valutare il rapporto tra l’idratazione e lo stress psichico.

Nelle donne uno stato di disidratazione ha causato lievi mal di testa, stanchezza e difficoltà di concentrazione. Negli uomini ha provocato qualche difficoltà legata alle zone del cervello riservate alla vigilanza e alla memoria.

Complessivamente i risultati scientifici hanno provato che uno stato di cattiva idratazione crea maggiori problemi legati all’ansia, alla tensione e allo stress nelle donne rispetto agli uomini.

Una vera e propria sindrome

Ci spiega il prof. Alberto Pellai, medico, psicoterapeu­ta dell’età evolutiva, e ricercatore presso il dipartimento di scienze bio­mediche del­ l’Università degli Studi di Milano: «Si chiama sindrome da rientro. È una sensazione di stanchezza e fatica a ritornare nella routine del quotidiano. A volte ci si sente anche irritabili, con difficoltà a concentrarsi e presidiare i compiti che normalmente vengono svolti.

In realtà è semplicemente una "sindrome da adattamento": corpo e mente che "si erano lasciati andare" nel tempo delle vacanze devono rientrare in uno schema rigido, imposto dal dovere associato ai compiti quotidiani.

Una parte di noi vorrebbe permanere a lungo in uno spazio di piacere e si sottrae all'ansia performativa che il quotidiano sempre ci impone.

Anche i nostri ritmi circadiani faticano a risintonizzarsi velocemente con i nuovi ritmi e orari del tempo feriale. Ma si tratta di un passaggio che in breve tempo viene superato. anche in questo caso, serve preservare ogni giorno un po' di tempo e di spazio per il piacere e non solo per il dovere e costruire nel miglior modo possibile una sintonia tra corpo e mente, curando la qualità del proprio stile di vita».

di Alessandro Conte

3 settembre 2018

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